Chiostro dei Santi Marcellino e Festo
Storia e architettura

La sua costruzione nella forma attuale avvenne intorno al 1565, in seguito all’unificazione dei conventi dei Santi Marcellino e Paolo, di ordine basiliano, e di San Festo, di ordine benedettino, le cui origini risalgono addirittura all’VIII secolo. Infatti, è del 763 un documento in cui la badessa del complesso concede al duca di Napoli Stefano II una casa con orto vicino all’edificio. Quattro anni dopo, lo stesso Stefano, divenuto vescovo, fece costruire un convento dedicato a San Festo accanto a quello già esistente dei Santi Marcellino e Paolo.
A quest’ultimo è legata anche una leggenda che, secondo la tradizione, narrerebbe un eposisodio miracoloso avvenuto nel XVIII secolo, quando l’imperatore bizantino, molto probabilmente Basiolio II, decise di donare un’icona del Salvatore all’arcivescovo di Napoli. Giunti nei pressi della Chiesa del convento dei Santi Marcellino e Paolo, i portantini la adagiarono per riposarsi, ma non furono più in grado di spostarla. Solo quando l’arcivescovo ordinò di portarla sull’altare della Chiesa di San Marcellino, questa riacquistò il peso originario e fu traslata nel luogo indicato. Oggi l’icona è stata trafugata, ma una lapide all’interno della chiesa rende testimonianza dell’accaduto.
Nel 1565, quindi, il monastero di San Festo, in crisi di vocazioni e di donazioni, fu costretto a chiudere e, in un contesto cittadino in cui molti conventi venivano soppressi o accorpati in seguito alle disposizione del Concilio di Trento, venne unito a quello vicino e affidato all’amministrazione della badessa Eustacchia Carbone.
Nonostante le veementi proteste da parte delle religiose basiliane, i lavori di ampliamento e accorpamento cominciarono ufficialmente il 2 agosto 1567, giorno in cui l’incarico fu affidaito all’ingegnere e architetto Giovanni Vincenzo Della Monaca. La nuova struttura, a pianta rettangolare, presenta due lati che si aprivano verso il mare, con arcate sorrette da pilastri in piperno a sostegno del terrazzo-corridoio sul quale si aprono le celle; al piano superiore altre terrazze più piccole sono sorrette da piccoli archi. Altre modifiche furono volute dalla badessa Donna Antonia Carafa intorno al 1598, tra cui il piccolo chiostro situato ad un livello inferiore sul lato sud, dove si trova la fontana più grande del complesso, conosciuta come Fontana dei Delfini; di questa, oggi rimangono solo le pietre usate per rappresentare gli scogli, mentre le sculture raffiuguranti i mammiferi sono state trafugate.
I rastauri della metà del XVII secolo, che riguardarono soprattutto la chiesa, portarono tracce di barocco anche nel chiostro, testimoniate soprattutto dalla fontana caratterizzata da quattro teste di cane, oggi collocata alla destra dell’ingresso, ma in origine posta al centro del giardino.
In questo periodo, però, a causa delle spese elevate, la manutenzione del convento fu colpevolmente trascurata e nel secolo successivo i danni all’intero complesso risultavano già ben visibili. Così, nel 1754, sollecitata dalla visita del cardinale Francesco Pignatelli, la badessa Donna Teresa de Cardens affidò la sistemazione a Mario Gioffredo, sostituito nel 1759 da Alfonso Pignatelli, che chiuse anche il lato est del chiostro con la realizzazione dell’Oratorio della Santa Scala.
I lavori si conclusero ufficialmente il 23 marzo 1768, quando Silvestro II, come ricordato da una lapide posta nell’atrio, consacrò nuovamente il complesso che, però, quarant’anni dopo, durante il Decennio Francese, fu soprresso per ospitare l’Educandato Femminile, mentre le monache si trasferirono a San Gregorio Armeno. Nel 1811, Gioacchino Murat lo affida alle Monache della Visitazione che lo trasformarono in un convitto per giovani. Infine, nel 1907, diventò proprietà dell’Università di Napoli che, per adeguare la struttura al nuovo uso, costruì alcuni edifici attorno al perimetro del chiostro, rovinandone l’aspetto originario. Dal 1932, inoltre, il lato nord del convento ospita nella Sala Capitolare il museo di paleontologia, dove rimane conservato il pregevole pavimento in maiolica del Settecento realizzato da Giuseppe Massa.
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Le foto sono tratte da:
Wikipedia
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